Job Club e Egomnia: una storia italiana

 

AVVERTENZA: Questa è una storia parallela. Una storia fatta di successi e sconfitte; di riconoscimenti e ingiustizie; di ambizioni e gelosie. Per molti versi, è una storia incredibile. Da tanto tempo penso di raccontarla, ma mi sono sempre frenato dal farlo, per paura di essere tacciato come rancoroso, come perdente, come invidioso. Oggi ho deciso che è arrivato il momento di non tenerla più per me. Perché è arrivata a livelli di narrazione tali che nemmeno un autore di Hollywood sarebbe riuscita a scriverla: il classico caso in cui la realtà supera la fantasia. Ha tutti i canoni della "tragedia" classica, con un eroe e un antieroe. Come nelle migliori storie, però, sta al lettore decidere chi è chi.

Oggi esce nei cinema il film "The start-up", liberamente ispirato alla storia di Matteo Achilli e della sua Egomnia. Ho diverse cose in comune con Matteo: siamo entrambi "giovani" (anche se lui molto più di di me), italiani, testardi, ambiziosi, e entrambi 4-5 anni fa abbiamo avuto e realizzato un'idea per aiutare le persone a trovare lavoro in Italia, avvalendoci degli strumenti digitali. Siamo stati entrambi TEDx speaker (qui il mio talk, e qui il suo) e abbiamo entrambi scritto almeno un libro. Addirittura, qualcuno dice che ci somigliamo fisicamente (vedi foto sopra) e, curiosamente, entrambi i progetti hanno come colore-guida un tipo di verde.

Le similitudini, però, finiscono qui. Da quel punto di partenza simile, le nostre storie divergono completamente. Credo che sia molto interessante ripercorrerle in parallelo, perché a mio parere dicono molto del nostro Paese (e soprattutto dei suoi media e del suo "start-up system") e dell'intermediazione del lavoro in generale (l'algoritmo che profila domanda e offerta e ti fa trovare lavoro in uno schiocco di dita, contro il metodo lungo, le relazioni, i contenuti). Ve le racconto per sommi capi, poi giudicate voi.

2011: Matteo Achilli è un giovane studente della Bocconi e crea, con l'aiuto di qualche amico, Egomnia. L'idea è quella di dare un "voto" ai curriculum dei candidati per facilitare alle aziende il processo di selezione del personale. Si tratta quindi di una start-up che ha come clienti i datori di lavoro, a cui fornisce un servizio.

2012: Dopo un primo anno passato a cercare senza successo finanziatori e supporto, senza soldi e il sito ancora da finire, Matteo riesce a far parte di un evento con una platea molto importante e a salire brevemente sul palco, da cui fa una riuscita battuta all'ospite d'onore: l'AD di una delle più grandi aziende digitali al mondo. Tutti ridono, e il padrone di casa lo fa scendere dal palco dicendo che Matteo "è il nostro Zuckerberg", probabilmente anche con una certa dose di ironia. Pochi giorni dopo, incredibilmente, Panorama esce con lui in copertina e il titolo "Lo Zuckerberg italiano".

2013: Incontro lo psicologo del lavoro Nicola Giaconi e nasce Job Club. L'idea è quella di aiutare le persone a cercare lavoro insieme, trovandosi prima sul web e poi fisicamente, seguendo un manuale fornito gratuitamente con contenuti ed esercizi pratici da fare insieme e individualmente. Più che una start-up, è una specie di esperimento sociale e solidale, che fornisce un servizio a chi cerca lavoro.

Intanto, l'incredibile visibilità ricevuta da Matteo (che dopo Panorama è intervistato e lodato da praticamente tutti i maggiori media italiani) comincia ad attirare attenzioni anche da parte di blogger specializzati del settore, che fin da subito notano che il sito non sembra funzionare bene, e non ha nemmeno una partita IVA o dei disclaimer legali obbligatori. Intanto, però, Matteo continua a mietere riconoscimenti e attenzioni.

2014: Il progetto Job Club lentamente cresce: il manuale passa di mano, i gruppi piano piano si moltiplicano, cominciano ad arrivare notizie di persone che trovano lavoro e qualche ente pubblico decide di adottare il metodo. Tuttavia, molte volte questi successi o queste "adozioni" non vengono nemmeno notificate a me o Nicola, ma ci vengono detti per sentito dire, come il caso della Provincia di Padova che adotta il metodo e lo veniamo a sapere tramite un giornale locale, in cui il servizio viene peraltro presentato come ideato da altri. Intanto, continuiamo a far altro per vivere e lavorarci nel tempo libero, senza fondi e senza chiedere un euro agli utenti.

Matteo continua la sua inarrestabile ascesa mediatica: premio “La notte dei talenti”, il diploma d’onore del Premio Isimbardi conferitogli dalla Provincia di Milano, e (dice Achilli) la "medaglia della Presidenza della Repubblica Italiana, firmata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano" (anche se al Quirinale non sembra risultare). Il culmine, però, lo raggiunge con un'intervista niente meno che con la BBC in cui di nuovo viene presentato come lo "Zuckerberg italiano". Gli utenti di Egomnia crescono grazie all'attenzione dei media. Intanto, però, continuano a rincorrersi le voci scettiche.

2015: I job club si diffondono e si fanno conoscere, anche se è difficile tenerne il conto e controllarne la qualità del servizio. Comincia ad arrivare la segnalazione di qualche abuso (enti che offrono il metodo facendolo pagare agli utenti), ma in generale e sempre molto lentamente la cosa si espande. A settembre 2015 viene siglato un partnerariato (a zero euro) per una sperimentazione con il Comune di Milano.

Matteo nei suoi tour come conferenziere e nei media continua a celebrare il successo di Egomnia fornendo cifre e numeri che fanno alzare il sopracciglio a sempre più persone. Qualcuno decide di controllare i conti pubblici della sua impresa e l'effettivo afflusso di utenti, e scopre che sono ben al di sotto dei numeri dichiarati da Matteo. Ma questo non sembra fermare il successo di Egomnia, che attrae l'attenzione di alcuni importanti investitori e stringe accordi con diverse multinazionali. Lo stesso Matteo in un'intervista sembra non riuscire a spiegarsi bene le ragioni di tanto successo.

2016: Dopo due sperimentazioni che hanno coinvolto 207 persone in 16 Job Club, i risultati sono rilevantissimi: il 60% delle persone ha trovato lavoro (considerando un 13% di auto-imprenditorialità) in tre mesi. E questo nonostante la seconda sperimentazione con 11 Job Club sia stata fatta in estate. Il Comune, i partner e gli utenti sono entusiasti. L'assessore Tajani organizza un evento pubblico per annunciare i risultati, ma praticamente nessun giornale o TV si presenta. Esce solo un articolo de Il Giorno, in cui peraltro di nuovo la cosa viene presentata come "un'iniziativa del Comune di Milano" e il sito e i fondatori o i partner non vengono nemmeno citati. Intanto, sono almeno 400 i Job Club nati in tutta Italia.

Egomnia passa un anno un po' "in sordina", ma pur sempre raccogliendo attenzioni e consensi da media e istituzioni. Gli utenti, però, non sembrano così entusiasti. La pagina Facebook di Egomnia ha appena 18 mila piace (di cui un certo numero sarebbero bot acquistati) e buona parte delle recensioni sono piuttosto negative.

2017: Continuo a cercare finanziatori per il Progetto: incontro investitori, imprenditori, fondazioni, politici di ogni colore, ma ricevo solo pacche sulle spalle. Il problema principale è che non voglio far pagare il servizio agli utenti e in qualche modo devo avere a che fare con la Pubblica Amministrazione. "Sociale" e "Pubblico" sono due parole che fanno scappare gli investitori a gambe levate. Dopo le elezioni al Comune di Milano, l'assessore Tajani, seppure rieletta (forse anche grazie ai risultati di Job Club), si dimentica del progetto e non rinnova il partneriato gratuito. La troupe della trasmissione televisiva di Nemo (Raidue) decide di girare un servizio sul progetto. A dicembre-gennaio gli viene creato appositamente un Job Club a Milano, di cui segue i lavori. Agli autori capi, però, il servizio sembra non convincere, e dopo 4 mesi deve ancora andare in onda. Intanto, a seguito della segnalazione di un grave abuso (il tentativo di vendere uno schema piramidale tramite un Job Club) decido di cambiare il servizio e formare gratuitamente una rete di trainer che possano diffondere e difendere il metodo in tutta Italia.

Egomnia si appresta ad arrivare al cinema con il fim "The start-up" e con un libro edito da Rizzoli. Intanto, continua lo scetticismo verso il progetto di Matteo. Nessuno, ancora oggi, sa quanti posti di lavoro sono stati creati grazie all'intermediazione di Egomnia.

CONCLUSIONE: Non ho niente contro Matteo (qualcosa di più verso tutti quei giornalisti e "esperti" che lo hanno usato e incensato). Non penso che sia un mio concorrente, e tanto meno un mio rivale o "nemico". Gli auguro di avere davvero un grande successo - non solo mediatico - con Egomnia. Certo, sono da sempre molto scettico verso l'intermediazione del lavoro fatta con profilazioni e algoritmi, ma il successo di Egomnia vorrebbe dire anche tante persone che trovano lavoro, e questo non posso che augurarmelo.

Se però l'obiettivo dichiarato di Matteo è fare di Egomnia una multinazionale delle risorse umane, il mio è semplicemente quello di vedere un metodo - quello dei Job Club - applicato e diffuso per aiutare più persone possibile a trovare lavoro insieme. Non miro alla ricchezza: ho una bellissima famiglia e qualche buona fattura la stacco; non mi manca nulla, e di certo non voglio essere "Lo Zuckerberg italiano". Vorrei solo non essere più "da solo" a portare avanti la carretta, lavorando ogni sera gratis di notte per non far morire il progetto. Perché, a volte, davvero penso che non ce la faccio più.